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28/06/2018 - Categoria: Vision
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L'IoT rivoluzionerà il web marketing: sei pronto?

Entro il 2020 nel mondo ci saranno oltre 50 miliardi di oggetti interconnessi. Un network evoluto, capace di elaborare dati e comunicare informazioni, comunemente chiamato Internet of Things.

Gli esperti distinguono gli ambiti di applicazione dell’IoT in 4 macroaree: casa (Smart home), vita (Smart life), città (Smart city) e mobilità (Smart mobility). Dagli elettrodomestici intelligenti al controllo dei fattori vitali, passando per i navigatori satellitari sensibili al traffico e il controllo dell’illuminazione pubblica, tanto per fare alcuni esempi.

In questo contesto lo smartphone è l’ultimo dei device e il primo degli “oggetti”: l’anello di congiunzione tra il mondo attuale e la nuova dimensione dell’IoT, che trasformerà tutti noi da semplici utenti/clienti a utilizzatori interconnessi.

Dialogo diretto con gli utenti, chance o rischio?

Al netto di una strada già tracciata, c’è una inspiegabile e generale “distrazione” riguardo un passaggio epocale che darà vita alla più grande chance di comunicazione mai esistita. Gli smart objects offriranno ai brand un canale di comunicazione con gli utilizzatori finali di portata inusitata. Cari brand, gioite. Ma attenzione al rovescio della medaglia: quella che rappresenta un’incredibile opportunità per coloro che sapranno sfruttarla, sarà anche la fine di coloro che non ne capiranno le logiche.

IoT: come cambiano le aspettative delle persone

L’IoT imporrà un radicale cambiamento nell’approccio alla comunicazione e al marketing. O meglio: saremo proprio noi, gli utilizzatori, a determinare questo cambiamento. Utilizzando le “smart things” svilupperemo nuove abitudini e, di conseguenza, nuove aspettative. In particolare:

Una relazione più facile
Imporremo la nostra pigrizia. Non saremo più disposti a digitare, a chiedere, a cercare tramite il device. Pretenderemo che le nostre intenzioni e le nostre necessità siano immediatamente comprese ed esaudite dall’oggetto.
Risposte più ricche e personalizzate
La tolleranza verso la pubblicità sarà sempre inferiore: ai nostri smart object chiederemo contenuti di valore e sempre più personalizzati.

Cari brand, per vostra fortuna non dovrete preoccuparvi del punto 1: se ne stanno già occupando i grandi player dell’Intelligenza Artificiale, in primis Google, con investimenti massicci sul riconoscimento vocale, gestuale e facciale, mentre grandi player dei Big Data, tra cui Amazon, studiano in parallelo come estrarre da un’enorme mole di informazioni quelle realmente utili per voi. Dovrete però occuparvi del punto 2. Big Data e Intelligenza Artificiale forniranno i segnali, ma starà ai brand personalizzare le risposte.

La soluzione: contenuti utili, personalizzati e lungimiranti

Tutto partirà dai contenuti e dall’evoluzione dell’advertising verso il marketing nativo. Un’evoluzione che si compirà attraverso strumenti di multi-variazione personalizzata degli stessi contenuti nativi. Ovviamente, la tecnologia - tramite AD server evoluti - farà anche qui la sua parte, ma il presidio dei contenuti, che sarà più che mai il cuore del marketing dei brand, non potrà essere demandato agli oggetti. Chi si farà trovare pronto vincerà la sfida ed eleverà in modo straordinariamente efficace i risultati di marketing. I brand devono iniziare ad attrezzarsi – o in proprio, o appoggiandosi a strutture esterne – per produrre le “nuove” risposte. È questo il grande spazio che le aziende hanno a disposizione per realizzare contenuti brandizzati realmente utili, capaci di aiutare l’utente a interagire con lo smart object e a sfruttarne appieno le potenzialità.

La raccomandazione finale di Nomesia ai Brand? Preparatevi con una strategia Content: lungimirante nella visione, solida ed efficace nell’esecuzione.


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